Ogni 18 settembre, il mondo celebra la Giornata Internazionale per la Parità Retributiva. Una ricorrenza istituita dalle Nazioni Unite che va ben oltre una semplice data sul calendario: è un richiamo forte e necessario a una questione che, ancora oggi, colpisce milioni di donne in tutto il mondo.
Nel cuore di questa giornata c’è un tema che ci riguarda tutti: il gender pay gap, ovvero la differenza salariale tra uomini e donne.
Come spiega Liliana Ocmin, membro del Consiglio di amministrazione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL), alla redazione di Interris:
“Il 18 settembre si celebra la Giornata internazionale per la parità retributiva. Appuntamento fortemente voluto dalle Nazioni Unite. Per evidenziare il gender pay gap, in Europa è stato istituito anche l’Equal Pay Day, che ricorre ogni 15 novembre. Da questo giorno fino alla fine dell’anno, a causa della disparità salariale, le donne simbolicamente continuano a lavorare gratis per guadagnare quanto un uomo ha percepito nello stesso periodo”.
Il gender pay gap in Italia nel 2025
In Italia, secondo un’indagine del Sole 24 Ore, il divario retributivo nel 2025 è pari al 5,6%: le donne guadagnano in media 15,9 euro l’ora contro i 16,8 euro degli uomini.
Il divario diventa più evidente con il livello di istruzione: a parità di titolo, un uomo può quindi arrivare a guadagnare a fine anno 4.800 euro in più rispetto a una donna. Le differenze si fanno più marcate nelle posizioni di vertice. Nel settore privato la forbice resta più ampia, mentre nel pubblico tende a ridursi.
Liliana Ocmin spiega: “Sono dati molto variabili perché dipende da quali indici vengono presi in considerazione. Io mi baserei sulle stime mondiali. L’Italia ha fatto molti passi in avanti ma c’è ancora molto da fare. Un aiuto potrebbe arrivare dalla Direttiva (UE) 2023/970, nota come direttiva sulla trasparenza retributiva, impone agli Stati membri, e quindi all’Italia, di attuare misure per raggiungere la parità di retribuzione tra uomini e donne per lavori di pari valore, che entrerà in vigore il 7 giugno 2026“.
La direttiva ha l’obiettivo di ridurre il divario retributivo di genere attraverso la trasparenza salariale. Prevede l’obbligo per le aziende di comunicare informazioni sulle retribuzioni, vieta di chiedere ai candidati lo stipendio attuale durante i colloqui e introduce attività di verifica inerenti all’eliminazione del gender pay gap nelle realtà aziendali con relative sanzioni.
Le misure da adottare per eliminare il gender pay gap
Dal 2020 l’Italia fa parte dell’Equal Pay International Coalition (EPIC), insieme a OIL, OCSE e Nazioni Unite. La cornice normativa europea è stata rafforzata con la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, che entrerà in vigore nel 2026 e imporrà nuove regole a favore della parità salariale.
Come ricorda Ocmin:
“Lo scopo è sensibilizzare su questo tema, migliorare le leggi nazionali, incrementare i servizi e promuovere il dialogo sociale. E’ inoltre, fondamentale che le donne non siano costrette a scegliere tra carriera e cura della famiglia. Per superare le discriminazioni e il gender pay gap è necessario passare per azioni concrete e richiede un impegno tangibile e multidimensionale da parte di aziende, istituzioni e società, attraverso azioni mirate come la trasparenza salariale, la promozione della conciliazione vita-lavoro con strumenti di welfare, la condivisione delle responsabilità di cura, la formazione continua e la creazione di culture aziendali inclusive”.
Un ulteriore strumento concreto a disposizione delle imprese italiane per colmare il gender pay gap è la certificazione UNI/PdR 125:2022, che definisce parametri e indicatori per misurare il livello di parità di genere in azienda.
La certificazione consente alle organizzazioni di fotografare la propria realtà interna, individuare criticità e avviare percorsi di miglioramento tangibili. Inoltre, rappresenta anche un vantaggio competitivo, perché permette alle aziende di accedere a sgravi contributivi e premialità negli appalti pubblici.
Una leva importante, dunque, per trasformare l’impegno sulla parità retributiva da dichiarazione d’intenti a pratica quotidiana e verificabile.
Quali sono i vantaggi della certificazione UNI/PdR 125:2022?
Oltre a rappresentare un impegno etico e sociale, la certificazione UNI/PdR 125:2022 porta con sé anche benefici concreti per le imprese che scelgono di adottarla. Tra i principali:
- Sgravi contributivi fino a 50 mila euro l’anno per le aziende private in possesso della certificazione.
- Punteggi premiali nella concessione di aiuti di Stato e finanziamenti pubblici, che facilitano l’accesso a risorse economiche e incentivi.
- Maggiore competitività nelle gare pubbliche, dove il possesso della certificazione consente di ottenere un posizionamento più alto in graduatoria.
GCERTI ITALY | SB si unisce alla voce di chi ogni giorno lotta per una parità reale, non solo a parole. Continuiamo a camminare insieme verso un futuro in cui le differenze non siano motivo di diseguaglianza, ma ricchezza condivisa.
In qualità di organismo accreditato da Accredia, attraverso un approccio terzo ed imparziale GCERTI ITALY | SB valuta i KPI previsti dallo standard PDR 125 al fine di proiettare le organizzazioni clienti verso una compliance sempre più orientata al miglioramento.
Per leggere altre notizie, naviga sul nostro sito web!
