28 Ottobre 2024

ultima modifica 30/10/2024

Congedo di paternità: in Italia pochi padri lo richiedono

Un’indagine recente ha rivelato che in Italia molti padri non richiedono il congedo di paternità per timore di danneggiare la propria carriera e che alcuni non sanno nemmeno di avere diritto a questa opportunità. I risultati, raccolti da un progetto di ricerca su congedi e conciliazione promosso da 4e-parent e finanziato dalla Commissione europea, mostrano un quadro preoccupante riguardo alla percezione di congedo di paternità e parentale.

Nel primo questionario, destinato a genitori di bambini nati tra il 2018 e il 2023, sono state coinvolte 4.500 persone, di cui 3.811 mamme e 720 papà, attraverso i social nei quattro mesi finali del 2023. Il secondo questionario ha interessato 1.000 dipendenti di sei aziende italiane, somministrato tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024.

La realtà del congedo di paternità in Italia

Dall’analisi online è emerso che due terzi dei padri hanno usufruito del congedo di paternità (10 giorni lavorativi retribuiti al 100%), ma solo il 20% ha richiesto il congedo parentale, considerato poco remunerativo (solo il 30% della retribuzione media giornaliera). La maggior parte dei padri ha indicato che sarebbero più motivati a richiederlo se la retribuzione fosse almeno all’80%. Inoltre, il 35% degli intervistati teme che la richiesta di congedo parentale possa avere ripercussioni negative sulla propria carriera.

Un dato dell’indagine, riportata da Alley OOp, è che il 55,3% dei papà non ha potuto usufruire del congedo di paternità perché non ne aveva diritto in quanto libero professionista. Il 12,7% ha affermato di avere diritto ma di non averlo usato, mentre il 15,2% ha scelto di non richiederlo. Il 6,6% non sapeva nemmeno dell’esistenza di questo diritto.

Coloro che avrebbero voluto richiedere il congedo di paternità ma non l’hanno fatto hanno citato le resistenze da parte dei datori di lavoro come motivo. Un padre ha dichiarato di aver avvertito “una pressione sociale che mi ha impedito di prendere i 10 giorni offerti, temendo di essere svantaggiato in futuro nella mia carriera”.

Chi ha deciso di non avvalersi di questa opportunità ha in gran parte considerato sufficiente il supporto della madre o dei nonni, suggerendo che il congedo di paternità venga ancora visto come un semplice aiuto pratico piuttosto che come un’importante occasione per sviluppare un legame significativo con il neonato.

Congedo di paternità nelle aziende

Per quanto riguarda l’indagine nelle aziende, sono stati coinvolti 1.000 dipendenti, di cui 207 madri e 418 padri. Le mamme hanno richiesto in media 90 giorni di congedo parentale, mentre i papà solo 10. Due terzi degli intervistati hanno dichiarato che una retribuzione migliore li avrebbe incentivati a prendere più giorni, con alcuni uomini che avrebbero richiesto fino a 30 giorni.

Nonostante le aziende coinvolte siano considerate “family friendly”, solo il 45% dei padri ha usufruito del congedo di paternità. Tra le motivazioni, il 14% ha espresso paura di conseguenze lavorative, il 33% non sapeva di avere diritto, e il 53% ha dichiarato di non averlo chiesto perché la partner era a casa con il bambino.

La maggior parte dei genitori intervistati si è mostrata favorevole al congedo paritetico e ha sottolineato l’importanza che i manager e la cultura aziendale in generale siano più sensibili al tema della conciliazione e del supporto alla genitorialità. Tuttavia, molti neogenitori lamentano anche una carenza di sostegno politico. Questa mancanza, insieme a risorse insufficienti e resistenze nel mondo del lavoro, rende la vita dei genitori un percorso pieno di ostacoli.

Come la certificazione della Parità di Genere può aiutare

Questa situazione mette in evidenza un problema crescente, come dimostrano i recenti dati Istat sulla natalità: nei primi sei mesi del 2024, ci sono stati 4.600 nati in meno rispetto allo stesso periodo del 2023, con una diminuzione del 2,1%. Secondo i papà intervistati, la soluzione potrebbe risiedere nella promozione della genitorialità condivisa. Un padre ha affermato: “La politica deve rendersi conto che siamo in una crisi delle nascite. È urgente agire con misure audaci, anche se potrebbero costare voti, per invertire questa tendenza.”

In questo contesto, la certificazione della parità di genere emerge come un’importante iniziativa per promuovere una cultura più inclusiva e consapevole nelle aziende. Questa certificazione, che attesta l’impegno di un’organizzazione verso la parità di trattamento tra uomini e donne, può incentivare le aziende a sviluppare politiche più favorevoli alla genitorialità, riducendo le discriminazioni e promuovendo un ambiente di lavoro in cui tutti i genitori possano sentirsi supportati. Implementare queste misure non solo aiuterebbe a migliorare il benessere dei dipendenti, ma potrebbe anche contribuire a un cambio di mentalità, rendendo il congedo di paternità e le politiche di conciliazione più accessibili e valorizzate, favorendo così una maggiore partecipazione dei padri nella vita familiare e professionale.

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