19 Novembre 2025

ultima modifica 26/03/2026

Made in Italy sempre più solido: Arriva la Certificazione per la Filiera della Moda

La moda, uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy, sta vivendo una fase di profonda evoluzione. Con l’approvazione al Senato del Disegno di legge sulle Piccole e Medie Imprese (DDL PMI) – ora in attesa dell’esame alla Camera – si apre infatti la strada a un nuovo meccanismo di certificazione volontaria pensato per rafforzare la credibilità dell’intera filiera produttiva.

Si tratta di un intervento normativo che riconosce il valore strategico delle PMI del settore e che, al tempo stesso, punta a promuovere un modello di sviluppo fondato su integrità, qualità e trasparenza. 

In un comparto che combina savoir-faire artigiano, creatività e innovazione, la capacità di dimostrare comportamenti responsabili diventa oggi un elemento essenziale per competere sui mercati internazionali. 

Una cornice chiara per rendere più solida la filiera del Made in Italy

Gli emendamenti al DDL, elaborati con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, definiscono un sistema di verifica affidato a soggetti abilitati alla revisione legale. L’obiettivo è creare un percorso che aiuti le imprese a valorizzare la propria conformità e a differenziarsi in un settore spesso attraversato da criticità e asimmetrie informative.

La certificazione per il Made in Italy mira a:

  • garantire comportamenti improntati alla legalità, sia per le aziende capofila sia per i subfornitori;
  • promuovere il rispetto puntuale delle norme in materia di lavoro, sicurezza, fiscalità e contributi;
  • migliorare la tracciabilità delle attività produttive;
  • favorire l’adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire irregolarità e abusi.

Le realtà che completeranno con successo il percorso potranno utilizzare la dicitura ufficiale “Filiera della moda certificata”, mentre il Ministero metterà a disposizione un registro pubblico per rendere consultabili le imprese qualificate.

Requisiti stringenti per un settore più responsabile

Il nuovo schema non si limita a un riconoscimento formale del Made in Italy, ma pretende un livello elevato di affidabilità. Tra i criteri richiesti troviamo:

  • assenza di condanne negli ultimi cinque anni per amministratori e titolari;
  • piena regolarità fiscale e contributiva;
  • rispetto rigoroso delle norme a tutela dei lavoratori, senza eccezioni lungo tutti i passaggi della catena produttiva.

Sono condizioni che rafforzano la reputazione dell’impresa e, allo stesso tempo, offrono a clienti, brand globali e consumatori una garanzia tangibile sulla qualità e sull’etica dei processi.

Un passaggio culturale prima ancora che normativo

Il nuovo sistema di certificazione rappresenta un’opportunità preziosa per chi opera nella moda italiana: non soltanto un adempimento volontario, ma un percorso di responsabilizzazione che permette di comunicare, con chiarezza e trasparenza, il valore del proprio operato.

Per il Made in Italy si tratta di un passo avanti significativo: una leva pver rafforzare la fiducia, creare vantaggi competitivi e proteggere quelle eccellenze che da sempre rendono unico il nostro sistema produttivo.

GCerti Italy | SB unisce esperienza pluriennale nella certificazione e negli audit di filiera a competenze consolidate nella verifica di conformità, offrendo alle aziende strumenti efficaci per rafforzare governance, tracciabilità e reputazione. Con un approccio strutturato e metodologie riconosciute a livello internazionale, rafforza il percorso delle imprese nel percorso di certificazione volontaria della filiera della moda, promuovendo trasparenza, correttezza e competitività globale. 

Per leggere altri articoli, naviga sul nostro sito web!

Scopri le diverse Tipologie di certificazioni per aziende

Pre-test UNI/PdR 192 · GCERTI Italy

Autovalutazione gratuita

Pre-test UNI/PdR 192

Scopri quanto punteggio raggiungerebbe oggi la tua organizzazione sulla conciliazione tra vita familiare e lavoro, prima di avviare il percorso di certificazione.

16domande
7aree
23,3punti in palio
  1. Rispondi su ciò che è documentabileVale quello che sapresti mostrare a un verificatore, non le buone intenzioni.
  2. Stima immediataOgni domanda vale 0,75 o 1 punto, come nella prassi. Puoi tornare indietro e cambiare una risposta.
Quante persone lavorano nell'organizzazione?

La prassi divide le organizzazioni in quattro fasce e chiede a ciascuna una soglia diversa.

Strumento di autovalutazione orientativa. Non è una verifica di conformità e il risultato non anticipa l'esito di un audit di certificazione: il pre-test copre 16 dei 28 indicatori della prassi e proietta il risultato sul totale. Le risposte restano nel tuo browser, nessun dato viene raccolto o inviato. Riferimento: UNI/PdR 192:2026, capitolo 6, prospetti da 1 a 7.

Pre-test DigComp 2.2 · GCERTI Italy

Autovalutazione gratuita

Pre‑test DigComp 2.2

Scopri a quale degli otto livelli europei si collocano oggi le tue competenze digitali, prima di scegliere l'esame di certificazione.

16domande
8livelli
  1. Difficoltà crescenteLe prime due domande sono di livello Base 1, le ultime due di livello Altamente specializzato 8.
  2. Rispondi da soloSenza cercare le soluzioni: il risultato vale se descrive ciò che sai fare oggi.
  3. Livello immediatoOgni due risposte corrette sali di un livello. Puoi tornare indietro e cambiare una risposta.

Strumento di autovalutazione orientativa. Non è una prova d'esame e il risultato non attesta la competenza ai sensi dello schema di certificazione GCERTI SC-DC: le domande non fanno parte della banca d'esame. Le risposte restano nel tuo browser, nessun dato viene raccolto o inviato. Quadro di riferimento: DigComp 2.2, Joint Research Centre della Commissione europea, 2022.