La moda, uno dei simboli più riconoscibili del Made in Italy, sta vivendo una fase di profonda evoluzione. Con l’approvazione al Senato del Disegno di legge sulle Piccole e Medie Imprese (DDL PMI) – ora in attesa dell’esame alla Camera – si apre infatti la strada a un nuovo meccanismo di certificazione volontaria pensato per rafforzare la credibilità dell’intera filiera produttiva.
Si tratta di un intervento normativo che riconosce il valore strategico delle PMI del settore e che, al tempo stesso, punta a promuovere un modello di sviluppo fondato su integrità, qualità e trasparenza.
In un comparto che combina savoir-faire artigiano, creatività e innovazione, la capacità di dimostrare comportamenti responsabili diventa oggi un elemento essenziale per competere sui mercati internazionali.
Una cornice chiara per rendere più solida la filiera del Made in Italy
Gli emendamenti al DDL, elaborati con il supporto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, definiscono un sistema di verifica affidato a soggetti abilitati alla revisione legale. L’obiettivo è creare un percorso che aiuti le imprese a valorizzare la propria conformità e a differenziarsi in un settore spesso attraversato da criticità e asimmetrie informative.
La certificazione per il Made in Italy mira a:
- garantire comportamenti improntati alla legalità, sia per le aziende capofila sia per i subfornitori;
- promuovere il rispetto puntuale delle norme in materia di lavoro, sicurezza, fiscalità e contributi;
- migliorare la tracciabilità delle attività produttive;
- favorire l’adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire irregolarità e abusi.
Le realtà che completeranno con successo il percorso potranno utilizzare la dicitura ufficiale “Filiera della moda certificata”, mentre il Ministero metterà a disposizione un registro pubblico per rendere consultabili le imprese qualificate.
Requisiti stringenti per un settore più responsabile
Il nuovo schema non si limita a un riconoscimento formale del Made in Italy, ma pretende un livello elevato di affidabilità. Tra i criteri richiesti troviamo:
- assenza di condanne negli ultimi cinque anni per amministratori e titolari;
- piena regolarità fiscale e contributiva;
- rispetto rigoroso delle norme a tutela dei lavoratori, senza eccezioni lungo tutti i passaggi della catena produttiva.
Sono condizioni che rafforzano la reputazione dell’impresa e, allo stesso tempo, offrono a clienti, brand globali e consumatori una garanzia tangibile sulla qualità e sull’etica dei processi.
Un passaggio culturale prima ancora che normativo
Il nuovo sistema di certificazione rappresenta un’opportunità preziosa per chi opera nella moda italiana: non soltanto un adempimento volontario, ma un percorso di responsabilizzazione che permette di comunicare, con chiarezza e trasparenza, il valore del proprio operato.
Per il Made in Italy si tratta di un passo avanti significativo: una leva pver rafforzare la fiducia, creare vantaggi competitivi e proteggere quelle eccellenze che da sempre rendono unico il nostro sistema produttivo.
GCerti Italy | SB unisce esperienza pluriennale nella certificazione e negli audit di filiera a competenze consolidate nella verifica di conformità, offrendo alle aziende strumenti efficaci per rafforzare governance, tracciabilità e reputazione. Con un approccio strutturato e metodologie riconosciute a livello internazionale, rafforza il percorso delle imprese nel percorso di certificazione volontaria della filiera della moda, promuovendo trasparenza, correttezza e competitività globale.
Per leggere altri articoli, naviga sul nostro sito web!
